Open Access Freier Zugang (Open Access)  Eingeschränkter Zugriff Zugang für Abonnent/innen

«La nostra casa la portiamo con noi»: zum Widerstreit von Diaspora und Heterotopie in Madre piccola von Cristina Ali Farah und La mia casa è dove sono von Igiaba Scego

Barbara Kuhn

Abstract


Benché da alcuni anni il concetto di diaspora si sia rivelato uno strumento utile e irrinunciabile per descrivere la realtà – ad esempio dei tanti somali che vivono fuori della loro patria, dispersi in tanti Paesi del mondo intero – sembra tuttavia non essere adeguato per descrivere e intendere
 pienamente il carattere complesso di questa realtà . Partendo da una lettura dettagliata dei due testi, in parte autobiografici, di Ali Farah e Scego menzionati nel titolo, il presente contributo si propone di sfaccettare il concetto combinandolo con quello di eterotopia, sebbene a prima vista questi sembrino escludersi a vicenda . Seguendo le tracce dei testi, anche in questa sede si fa ricorso alle metafore e metonimie della carta e della casa, ambedue presenti in svariati modi nei testi delle due autrici . In un mondo che sempre di nuovo bisogna «rimappare», la «casa» può trovarsi dappertutto, e questa «casa» non ha «pareti rigide» (cioè non funziona come immagine per descrivere le cosiddette ‘società parallele’, isolate all’interno di una società e chiuse in se stesse) . In conseguenza – è questa la tesi del contributo – è piuttosto un modello per pensare un’Europa che non solo crea o ammette delle comunità diasporiche e le loro eterotopie, ma che conosce e apprezza le «bewegten Zugehörigkeiten», le ‘appartenenze in movimento’ dei suoi abitanti .

Volltext:

PDF

Refbacks

  • Im Moment gibt es keine Refbacks